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Attentato al giornalista Adriano Cappellari: "Ha fatto tutto da solo"
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Attentato al giornalista Adriano Cappellari: per la Procura ha fatto tutto da solo

intervista stampa giornalista

Il caso di Adriano Cappellari e l’attentato subito: per la Procura avrebbe fatto tutto da solo. Di cosa è accusato.

La storia di Adriano Cappellari, il giovane giornalista finito al centro di un caso che aveva attirato l’attenzione nazionale, prende una direzione completamente diversa. Il ventenne, inizialmente indicato come presunta vittima di minacce della Camorra e di un attentato davanti alla propria abitazione, è ora accusato dalla procura di Vicenza di aver costruito da solo l’intera vicenda.

volante della polizia

Il caso Adriano Cappellari: l’attentato e le accuse

Le contestazioni nei confronti del giornalista Cappellari sono pesanti: incendio, calunnia, simulazione di reato continuato, procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico. Secondo gli inquirenti, dietro l’esplosione del 30 maggio non ci sarebbe stata un’intimidazione mafiosa, ma un piano organizzato dallo stesso Cappellari.

L’episodio aveva suscitato forte clamore. Quella sera un ordigno artigianale era stato sistemato vicino al cancello dell’abitazione dei vicini del giovane. Accanto al pacco era stata trovata una lettera con scritte in rosso contenente minacce rivolte a Cappellari, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, il sacerdote simbolo della battaglia contro la criminalità organizzata a Caivano. La vicenda aveva portato anche alla solidarietà delle istituzioni, con gli interventi del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e della premier.

Cosa pensano gli inquirenti

La svolta investigativa è arrivata dopo gli accertamenti dei carabinieri di Bassano, coordinati dal sostituto procuratore Alessia Grenna. Un elemento centrale dell’indagine sarebbero le immagini delle telecamere private della zona: nei filmati comparirebbe una persona travisata mentre deposita un involucro vicino al cancello e lancia una busta all’interno della proprietà.

Gli investigatori ritengono che la corporatura della persona ripresa, con un’altezza stimata tra 1,69 e 1,75 metri, sia compatibile con quella del giovane. Ma il punto ritenuto più significativo riguarda i materiali utilizzati per realizzare l’ordigno.

Nonostante le etichette fossero state rimosse dai prodotti, gli specialisti sarebbero riusciti a identificarne marca e provenienza. Da qui sarebbero emersi alcuni acquisti effettuati, secondo la procura, proprio da Cappellari: il 25 aprile avrebbe ordinato quattro cartucce di gas butano-propano della stessa marca di quelle utilizzate nella bomba artigianale, pagando con una carta a lui intestata e fornendo il proprio numero di telefono. Il 29 aprile, invece, avrebbe acquistato sei bottiglie di alcol denaturato compatibili con quelle ritrovate dopo l’esplosione.

Le consegne, sempre secondo l’accusa, sarebbero avvenute a Enego e sarebbero state le uniche di quei prodotti effettuate in quel territorio dalla società coinvolta.

Ora il giovane, assistito dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, dovrà difendersi da una ricostruzione che capovolge completamente il racconto iniziale: da cronista sotto minaccia a principale sospettato di un caso che aveva fatto discutere l’opinione pubblica.

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ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2026 18:04

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